sabato 25 luglio 2009

Anniversario "straordinario" a Catania


Parrocchia Santuario Santa Maria dell'Aiuto - Catania

SANTA MESSA SOLENNE IN RITO ROMANO ANTICO nel 47° anniversario di Ordinazione Sacerdotale del Parroco Mons. Carmelo Smedila MARTEDÌ 28 LUGLIO 2009 ore 18.30



In occasione del 47° anniversario di Ordinazione Sacerdotale, il parroco, Mons. Carmelo Smedila, Cappellano di Sua Santità, Vicario Foraneo del I Vicariato urbano, Decano dell’insigne Capitolo della Basilica Collegiata di S. Maria dell’Elemosina in Catania, celebrerà una Santa Messa Solenne in Rito Romano antico alle 18.30 di martedì 28 luglio 2009. Mons. Smedila, amico sensibile della Tradizione, offrirà il Santo Sacrificio nella medesima forma dell’ordinazione e sul medesimo altare sul quale ricevette il Sacerdozio per le mani dell’Ecc.mo Arcivescovo Guido Luigi Bentivoglio nel 1962. Per particolare devozione alla Vergine santissima, titolare della Chiesa dov’è venerata come “Madonna dell’Aiuto”, verrà celebrata la Messa votiva di Maria Auxilium Christianorum, inghirlandata dalle musiche del M° Paolo Cipolla e dalle voci dell’Ensamble Studium Musicae. Presterà servizio il Collegio Liturgico “Cardinal Francica Nava”, fondato lo scorso giovedì santo ed operante nella stessa parrocchia.

venerdì 24 luglio 2009

Convegno sul motu proprio con Pontificale in San Pietro

GIOVANI e TRADIZIONE
AMICIZIA SACERDOTALE “SUMMORUM PONTIFICUM”
Organizza:

Il 2° Convegno sul Motu proprio “Summorum Pontificum”
di S.S. Papa Benedetto XVI: un grande dono per tutta la Chiesa
.

Roma, 16-18 ottobre 2009
Sede: Sala Convegni – Casa Bonus Pastor – Via Aurelia, 208 – ROMA




PRE-CONVEGNO di Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum
Giornata Sacerdotale – Anno Sacerdotale 2009-10 ( per sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi)

Venerdì 16 ottobre 2009
Ore 16,00: Accoglienza
Ore 16,15: Canto del Veni Creator
Introduzione: “L’anno sacerdotale voluto dal Santo Padre: un dono per i Sacerdoti e la Chiesa” (R.P. Vincenzo M. Nuara, O.P.)
Ore 16,30: Conferenza spirituale: “Cristo, ideale del Sacerdote” (S.E.R. Mons. Athanasius Schneider, C.R.S.C.)
Ore 17,30: pausa
Ore 18,00: Condivisione
Ore 19,00: Adorazione Eucaristica- Vespri - Benedizione.
Ore 20,00: Cena
Ore 21,00: S. Rosario
Ore 21,30: Incontro di “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum”.
(P. Vincenzo M. Nuara, O.P. e Don Camillo Magarotto)
Ore 22,30: Compieta


CONVEGNO


Sabato 17 ottobre 2009

Ore 8,00: Santa Messa
(Celebrante: S.E.R. Mons. Athanasius Schneider, C.R.S.C.)
(Coro dei Francescani/e dell’Immacolata)

Ore 9,00: Accoglienza e iscrizioni al convegno
Ore 9,30: Canto del Veni Creator
Introduzione ai lavori:
(R.P. Vincenzo M. Nuara, O.P. – Fondatore e Animatore di “Giovani e Tradizione”/ “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum”, Roma)
Ore 10,00: 1^ Relazione: “ La sacralità e la bellezza della Liturgia nei Santi Padri”.
(S.E.R. Mons. Athanasius Schneider, C.R.S.C. - Vescovo Ausiliare di Karaganda- Kazakhstan)
Ore 11,00: 2^ Relazione: “ Cattolicità e Romanità della Chiesa nell’ora presente”.
( Prof. Roberto De Mattei, Professore di Storia della Chiesa e del Cristianesimo all’Università Europea - Roma)
Ore 11,30: 1^ Comunicazione: “L’arte sacra a servizio della Liturgia cattolica”.
(M.R.D. Michael John Zielinski, O.S.B. Oliv.- Abate- Vice presidente della Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra)
Ore 12,00: Angelus
Ore 12,15 : 2^ Comunicazione: “La musica sacra a servizio della Liturgia cattolica ”.
(M.R. Mons. M° Valentino Miserachs Grau- Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra)
(pausa pranzo)
Ore 15,30: S. Rosario
Ore 16,00: 3^ Relazione: “Il Motu proprio Summorum Pontificum per la crescita della vita religiosa”.
(M.R.P. Stefano M. Manelli, F.I. – Fondatore e Ministro Generale dei Francescani dell’Immacolata).
Ore 17,00: 4^ Relazione: “Il Motu proprio Summorum Pontificum e l’ermeneutica della continuità” .
(M.R. Mons. Prof. Brunero Gherardini, Ordinario emerito di Ecclesiologia e Decano emerito della facoltà di Teologia nella Pontificia Università Lateranense, Canonico Vaticano).
0re 18,30: Conclusioni
Ore 19,00: Canto del Te Deum e Benedizione Eucaristica.
(Celebrante: M.R. Mons. Camille Perl, Vice-Presidente emerito della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” – Canonico Vaticano).
(Coro dei Francescani/e dell’Immacolata).
(pausa cena)
Ore 21,30: Incontro di “Giovani e Tradizione”
( Angelo Pulvirenti – Coordinatore di G. e T.)


Domenica 18 ottobre 2009
Ore 10,00: Basilica Patriarcale di San Pietro in Vaticano (Cappella della Adorazione Eucaristica), Santa Messa Pontificale in Rito Romano Antico celebrata da S.E.R. Mons. Raymond Leo Burke – Arcivescovo- Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
(Coro dei Francescani/e dell’ Immacolata )
Ore 12,00: Angelus col Santo Padre in Piazza San Pietro.

Note organizzative:

-Organizzazione: Giovani e Tradizione/Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum (Acireale/Roma) www.giovanietradizione.org ; info: 330.702501
-Sede del convegno: Casa Bonus Pastor, Via Aurelia, 208, ROMA – tel. 6987.1282 - www.casabonuspastor.it
-Quota di partecipazione: E. 20,00; (per i giovani, studenti, seminaristi, novizi/e, religiosi/e in formazione Euro 10,00).
-La prenotazione al convegno si può effettuare in anticipo tramite il sito web di Giovani e Tradizione .

-I sacerdoti potranno celebrare la Santa Messa nella Cappella Maggiore della Casa Bonus Pastor durante la giornata del convegno.

- Per partecipare alla celebrazioni liturgiche, i sacerdoti, i diaconi e i seminaristi indossino la veste talare con la fascia, la cotta e la berretta; i religiosi l’abito corale proprio.
-Ogni convegnista provvederà personalmente a cercare l’alloggio in Roma.
- I pasti si potranno consumare nella sede del convegno al costo di E. 15,50 a pasto prenotandosi nella segreteria del convegno entro le ore 11,00.


Uffici del convegno:
Moderatore del convegno: P. Vincenzo M. Nuara, O.P.
Segretario generale: Angelo Pulvirenti (Coordinatore di G. e T.)
Ufficio pastorale di A.S.S.P.: Don Camillo Magarotto (dioc. Adria - Rovigo); Don Leonardo Pompei (dioc. Latina), Don Giuseppe Di Giovanni (dioc. Palermo), Don Joseph Kramer, F.S.S.P. (Roma), Don Giuseppe Vallauri, F.D.P. (Roma).
Ufficio liturgico: Don Gilles Guitard, I.C.R.S.S. – Don Marco Cuneo (dioc. Albenga-Imperia) – Don Joseph Luzuy, I.C.R.S.S. - Sr. M. Cecilia Pia Manelli, F.I. - P. Giovanni Manelli, F.I.- Giovanni Turturice.
Ufficio di segreteria: Marialuisa Li Volti- Marilena Lubrano - Marcella Lagumina –
Ufficio di relazioni col pubblico: Giovanni Turturice – Concetto Battiato -Emanuele Presacco – Salvatore Toscano –
Ufficio stampa: Dott. Alessandro Gnocchi - Angelo Pulvirenti.

giovedì 14 maggio 2009

Il documento ufficiale del card. Caffarra sulla comunione in mano

MESSAINLATINO.IT




CARLODEL TITOLO DI S. GIOVANNI BATTISTA DEI FIORENTINI DELLA SANTA ROMANA CHIESA PRETECARDINALE CAFFARRAPER GRAZIA DI DIO E DELLA S. SEDE APOSTOLICAARCIVESCOVO DI BOLOGNAGRAN CANCELLIERE DELLA FACOLTA TEOLOGICA DELL'EMILIA-ROMAGNA



Cancelleria Arcivescovile Prot. 2224 Tit. 1 Fasc. 6 Anno 2009


DISPOSIZIONI SULLA DISTRIBUZIONE DELLA-COMUNIONE EUCARISTICA


Fin dalle sue origini la Chiesa apostolica ha espresso la convinzione di fede che i discepoli s'incontrano con il Risorto, ne fanno esperienza nel primo giorno dopo il sabato ascoltando la Parola di Dio e la sua spiegazione e spezzando il pane eucaristico (cfr. Le 24, 13-35; Al 20, 7-12). San Giustino nella I Apologia, al n. 67 testimonia l'ulteriore sviluppo di questa prassi.La predicazione degli apostoli, poi, illustrava ai fedeli la grandezza del Sacramento dell'altare e le disposizioni interiori necessarie per potervi partecipare con frutto, senza correre il rischio di mangiare e bere la propria condanna (cfr. lCor 11,29), ma al contrario perché mangiando di quel pane, Corpo di Cristo dato per la vita del mondo, chi crede possa avere la vita eterna (cfr. Cv 6,51).È quindi preciso dovere dell'apostolo esortare spesso i cristiani perché possano ricevere degnamente il Corpo di Cristo plasmando la propria vita ad immagine di Colui che nel sacramento viene ricevuto.La pietà e la venerazione interiore con cui i fedeli si accostano all'Eucaristia si manifesta anche esteriormente nel modo con cui essi ricevono il Pane consacrato.La catechesi dei pastori non manchi dunque di soffermarsi anche sul modo con cui ci si può accostare all'Eucaristia perché si eviti il più possibile che il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia sia trattato con superficialità o addirittura in modo irriverente o, peggio ancora, sacrilego.Dobbiamo infatti prendere atto che purtroppo si sono ripetuti casi di profanazione dell'Eucaristia approfittando della possibilità di accogliere il Pane consacrato sul palmo della mano, soprattutto, ma non solo, in occasione di grandi celebrazioni o in grandi chiese oggetto di passaggio di numerosi fedeli .Per tale motivo è bene vigilare sul momento della santa Comunione partendo dall'osservanza delle comuni norme ben note a tutti.La distribuzione dell'Eucaristia avvenga in modo pacato ed ordinato, sia fatta in primo luogo dai ministri ordinati (presbitero e diacono); solo in loro mancanza dai ministri a ciò istituiti (accoliti). Solo in casi veramente eccezionali si ricorra ad altri ministri istituiti (lettori), alle religiose o a fedeli ben preparati.Durante la Comunione i ministranti assistano il ministro, per quanto possibile, vigilando che ogni fedele dopo aver ricevuto il Pane consacrato lo consumi immediatamente davanti al ministro e che per nessun motivo venga portato al posto, oppure riposto nelle tasche o in borse o altrove, né cada per terra e venga calpestato.L'Eucaristia è infatti il bene più prezioso che la Chiesa custodisce, presenza viva del Signore Risorto; tutti i fedeli si devono sentire chiamati a fare ogni sforzo perché questa presenza sia onorata prima di tutto con la vita e, poi, con i segni esteriori della nostra adorazione.In ogni caso, considerata anche la frequenza in cui sono stati segnalati casi di comportamenti irriverenti nell'atto di ricevere l'Eucaristia, disponiamo che a partire da oggi nella Chiesa Metropolitana di S. Pietro, nella Basilica di S. Petronio e nel Santuario della B.V. di San Luca in Bologna i fedeli ricevano il Pane consacrato solamente dalle mani del ministro direttamente sulla lingua.Raccomandiamo poi a tutti i sacerdoti di richiamare al popolo loro affidato la necessità di essere in grazia di Dio per poter ricevere l'Eucaristia e il grande rispetto dovuto al sacramento dell'Altare: con la catechesi, la predicazione, la celebrazione attenta e amorosa del Santi Misteri, educando i fedeli ad adorare il Dio fatto uomo con l'atteggiamento della vita e con la partecipazione curata in tutto, anche nei gesti, alla Mensa del Signore.Esortiamo infine i fedeli a mettere ogni impegno perché l'Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, sia sempre più amata e venerata, riconoscendo in essa la presenza stessa del Figlio di Dio in mezzo a noi.Bologna, dalla Residenza Arcivescovile, 27 aprile 2009.


+Carlo Card. Caffarra Arcivescovo

ABOLIAMO LA PREGHIERA DEI FEDELI

MESSAINLATINO.IT

Qual è per voi il momento meno ispirato (diciamo così, ma è un eufemismo) della Santa Messa riformata? La terza monizione con la sfilza degli avvisi? Il segno della pace in cui ci si sbraccia da panca a panca? L'augurio del prete di buona domenica e buona settimana subito di seguito all'"Andate in pace"? O forse il Padre nostro in cui il vicino, se non preferisce girare all'insù le palme degli arti come un tapinello, cerca di agguantare proditoriamente le vostre mani per formare così una catena dell'amore?
No: il momento peggiore è sicuramente la preghiera dei fedeli. Quella serie che sembra inesauribile di aria fritta e buone intenzioni scìpite, per lo più scritte con l'eleganza stilistica di una circolare ministeriale e, come è purtroppo frequente, balbettata con discontinua dizione da una brigata di faccendieri della parrocchia, che si alternano allo strumento del Potere, il Microfono. Ad ogni frasetta, occorre rispondere con un'invocazione (anche se alle labbra affiora piuttosto un'imprecazione) che genialmente non è mai la stessa e si dimentica subito dopo la prima ripetizione, sicché solo i proclamatori all'ambone possono rispondersi alle stupidaggini che hanno appena finito di leggere.
Intendiamoci: le preghiere dei fedeli non sarebbero nulla di male se fossero sul serio quello che il nome sembra indicare: ossia se i parrocchiani esprimessero davvero sentite intenzioni di orazione. Qualcosa di concreto, come: Preghiamo per la signora Maria, che deve affrontare una difficile operazione; per i terremotati d'Abruzzo, perché il Signore li consoli nella prova; per i ragazzi dell'oratorio, perché crescendo restino bravi ragazzi, ecc.
E invece, è la fiera dell'aria fritta, la sagra della dissipazione vocale, l'apoteosi del luogo comune.
Siamo un po' acidi, oggi? Forse: ma leggetevi le preghiere dei fedeli di domenica scorsa, 10 maggio 2009, come proposte, a centinaia o migliaia di parrocchie italiane, da quel libello titolato La Domenica, stampato dalle Paoline con l'imprimatur (e questo spiega molto) del famigerato vescovo Dho di Alba (Piemonte). Noi ci troviamo, peggio ancora che l'insulsaggine abituale, concetti apertamente anticattolici. Ecco qua, con i nostri commenti in rosso:
1. Per il papa, i vescovi, i presbiteri, i diaconi e tutti i ministri del Vangelo [cosa dicevamo circa il linguaggio da circolare ministeriale?]: perché siano segni viventi di comunione, capaci di suscitare fraternità e comprensione, collaborazione ed amore [non interessa dunque un fico che sappiano evangelizzare e convertire, far conoscere e amare il Signore, pregare e toccare i cuori, visto che manco vi si accenna]
Assemblea: Visita, Signore, la tua vigna [una volta si rispondeva sempre "Ascoltaci, Signore", ed era semplice per tutti; ora il versicolo è diverso ogni domenica, col divertente effetto che chi non lo dimentica subito del tutto, come minimo lo storpia alle successive risposte]
2. Per la famiglia, luogo di formazione ai valori umani e cristiani, perché possa educare i figli ad uno spirito universale, aperto e responsabile verso il mondo e i suoi problemi [l'educazione cristiana non è dunque più trasmissione della Fede, ma indottrinamento ad uno "spirito universale" aperto al mondo e ai suoi problemi]
3. Per i fanciulli che si preparano alla prima Comunione: perché vivano con le loro famiglie un'esperienza intensa dell'incontro con il Signore e, di domenica in domenica, partecipino con gioia al banchetto eucaristico [la Messa ridotta a festoso banchetto, non fa nemmeno più notizia].
4. Per ciascuno di noi che è chiamato a vivere il comandamento dell'amore, perché l'Eucaristia che celebriamo ci dia la forza per testimoniare il Vangelo sempre e dovunque [possibile che non ci si renda conto che la stucchevolezza di questi continui richiami puramente labiali e generici all'amore finisce per svilire la nobiltà e l'importanza di quel comandamento, riducendolo ad una sorta di bolsaggine?].
La riforma della riforma dovrebbe risolutamente passare anche per di qua. Paoline, dite qualcosa di cattolico...

lunedì 4 maggio 2009

Bux: “Essere immersi in Lui, nella verità”. Una lezione di liturgia.

ROMA, mercoledì, 29 aprile 2009 (ZENIT.org) - Nel suo contributo, don Nicola Bux, docente di teologia sacramentaria e liturgia a Bari e consultore di diversi dicasteri della Santa Sede, ci offre una meditazione in chiave di teologia liturgica sull’omelia pronunciata dal Santo Padre durante la Santa Messa crismale di quest’anno. Le riflessioni di don Bux offrono interessanti suggerimenti per comprendere la mens liturgica di Benedetto XVI (Mauro Gagliardi).

di don Nicola Bux

Chi legge l’introduzione del Papa ai suoi scritti sulla liturgia, editi per ora in lingua tedesca, trova questo passaggio:
«Non mi interessavano i problemi specifici della scienza liturgica, ma sempre l’ancoraggio della liturgia nell’atto fondamentale della nostra fede e quindi anche il suo posto nella nostra intera esistenza umana».Forse questa schiettezza confermerà taluni liturgisti in quello che già pensano: Joseph Ratzinger non è un vero esperto di liturgia. Il problema è che la liturgia, dopo il Concilio, è stata da molti studiosi disancorata dal domma; quindi era difficile per un liturgista postconciliare leggere, ad esempio, il libro di Ratzinger Das Fest des Glaubens (tradotto in italiano col titolo La festa della fede). Ancora fino all’elezione pontificia, capitava di udire vescovi sconsigliare la lettura di Einführung in den Geist der Liturgie (versione italiana: Introduzione allo spirito della liturgia). Alcuni si chiedevano: come poteva un dommatico (sic!) come Ratzinger scrivere di liturgia?Pian piano, cominciamo ad accorgerci che abbiamo smarrito, nell’approccio alla liturgia, l’essenziale, per perderci dietro tecnicismi estenuanti ed estetismi evanescenti. Non capita spesso di sentir dire, al termine di una liturgia: «È stata una celebrazione riuscita»? La chiave per capire il pensiero liturgico di Ratzinger sta al contrario nello sguardo orientato alla Croce e a Colui che vi pende: sguardo ad un tempo reale e simbolico, artistico e mistagogico; in una parola, liturgico.L’omelia della Messa crismale del giovedì santo di quest’anno ci riporta allo «spirito della liturgia» come lo avverte il Santo Padre. Anche perché tocca quel rapporto essenziale tra Ordinazione sacerdotale e culto – il prete è ordinato essenzialmente al culto, inteso come offerta a Dio – innanzitutto perché rimette in auge il concetto di consacrazione come sacrificio per Gesù Cristo e di conseguenza per chi voglia far altrettanto col suo corpo, quale culto logico (cf. Rm 12,1-2). Direi, anzi, che questo sia proprio dipendente dalla «consacrazione nella verità». Così, «mi consacro» è uguale a «mi sacrifico», il sacerdote è nello stesso tempo la vittima – «una parola abissale» che permette lo sguardo a Gesù Cristo nel più intimo, perché si raggiunge il mistero della redenzione, del sacerdozio della Chiesa, ovvero ciò che soprattutto essa è chiamata a fare nel mondo e del mondo: una consacrazione. Altro che dialogo col mondo: «un passaggio di proprietà» dal mondo a Dio è il prete; ma questo è vero in radice per tutti i cristiani. Non è la liturgia un sacrificio, un «privarsi di qualcosa per consegnarla a Dio»? Essa non è in nostra proprietà: è «un essere messi da parte». Di qui segue la funzione di rappresentare gli altri davanti a Lui.Ma la liturgia è una consacrazione nella verità, perché la parola di Dio è la Verità. Come dice più avanti, è Cristo stesso la Verità. La liturgia della Parola deve essere una consacrazione nella verità, perché ha una vis – forza, vis evangelii – distruttrice del demonio e purificatrice come acqua e fuoco dello Spirito, e infine creatrice perché «trasforma nell’essere di Dio». Saremo capaci di presentare così la prima parte della Santa Messa?«E allora come stanno le cose nella nostra vita?» – domanda il Papa a se stesso, a noi tutti, ai suoi collaboratori – e indaga con un esame di coscienza a doppio taglio che ci scruta. Seguiamo il mondo con i suoi pensieri e mode, oppure Lui? Altrimenti non ci si deve stupire del montare della «superbia distruttiva e la presunzione, che disgregano ogni comunità e finiscono nella violenza. Sappiamo noi imparare da Cristo la retta umiltà – quante volte ricorre tale parola nella liturgia! – che corrisponde alla verità del nostro essere, e quell’obbedienza, che si sottomette alla verità, alla volontà di Dio?».Insomma dalla parola di Dio si schiude l’accesso alla verità di cui bisogna diventare ed essere discepoli sempre di nuovo. Anzi, in Cristo che è la Verità accade il «rendili una sola cosa con me… Lègali a me. Tirali dentro di me» – e qui è il passaggio alla liturgia eucaristica, al sacrificio. Questa è l’unità vera, ecumenica e non; questa è la comunione: unificarsi a Lui. «Sostanzialmente essa ci è stata donata per sempre nel Sacramento». In specie per il sacerdote – a maggior ragione quando celebra – «L’unirsi a Cristo suppone la rinuncia. Comporta che non vogliamo imporre la nostra strada e la nostra volontà: che non desideriamo diventare questo o quest’altro, ma ci abbandoniamo a lui, ovunque e in qualunque modo Egli voglia servirsi di noi… Nel “sì” dell’Ordinazione sacerdotale abbiamo fatto questa rinuncia fondamentale al voler essere autonomi, alla “autorealizzazione”». Solo così la liturgia diventa servizio di Dio, anzi preghiera! Pregare «è un semplice presentare noi stessi davanti a Lui». Essere ammessi alla Sua presenza, cioè, a compiere il servizio sacerdotale.Ed ecco il passaggio dalla preghiera personale a quella pubblica: «Ma affinché questo non diventi un autocontemplarsi – quanta liturgia è così (cf. meditazione alla IX stazione della Via Crucis 2005) – è importante che impariamo continuamente a pregare pregando con la Chiesa. Celebrare l’Eucaristia vuol dire pregare. Celebriamo l’Eucaristia in modo giusto, se col nostro pensiero e col nostro essere entriamo nelle parole che la Chiesa ci propone»: qui c’è tutto il giudizio sulla cosiddetta creatività che è invece un uscire dalle parole della liturgia per preferire le nostre parole. «In essa è presente la preghiera di tutte le generazioni, le quali ci prendono con sé sulla via verso il Signore»: la liturgia appartiene alla Tradizione con la T maiuscola. «E come sacerdoti siamo nella Celebrazione eucaristica coloro che, con la loro preghiera, fanno strada alla preghiera dei fedeli di oggi». Ed ecco il tocco ascetico: «Se noi siamo interiormente uniti alle parole della preghiera, se da esse ci lasciamo guidare e trasformare, allora anche i fedeli trovano l’accesso a quelle parole. Allora tutti diventiamo veramente “un corpo solo e un’anima sola” con Cristo». E si realizzerà l’unità dei cristiani. Qui la liturgia del Sacrificio diventa Comunione santa al Corpo e al Sangue.Non è finita: l’immersione nella verità e santità di Dio vuol dire «anche accettare il carattere esigente della verità; contrapporsi nelle cose grandi come in quelle piccole alla menzogna che in modo così svariato è presente nel mondo… neppure dimenticare che in Gesù Cristo verità e amore sono una cosa sola. Essere immersi in Lui significa essere immersi nella sua bontà, nell’amore vero». E ritorniamo alla caratteristica che fa del culto cristiano un culto logico: essere offerta razionale di se stessi: «Cristo chiede per i discepoli la vera santificazione, che trasforma il loro essere, loro stessi; che non rimanga una forma rituale, ma sia un vero divenire proprietà di Dio stesso. Potremmo anche dire: Cristo ha chiesto per noi il sacramento che ci tocca nella profondità del nostro essere». Questo ogni giorno deve diventare vita. Perciò «la rivelazione diventa liturgia» (Gesù di Nazaret, p. 356).Nella liturgia il Signore ci immerge in se stesso e ci fa diventare «uomini di verità, uomini di amore, uomini di Dio».

Fonte Zenit © Innovative Media, Inc.

giovedì 30 aprile 2009

I vescovi tedeschi stoppano la nomina di un cattoprogressista

Messainlatino.it

I Vescovi tedeschi hanno opposto il loro veto alla nomina del previsto Presidente (non aveva competitori per le elezioni interne) del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (Zentralkomittee der deutschen Katholiken), la principale organizzazione laicale di Germania (come il sinistro nome "comitato centrale" lascia indovinare) e forse la più grande del genere nel mondo. Il candidato era Heinz Wilhelm Brockmann (nella foto), Segretario di Stato del Ministero della Cultura del Land Hessen; il suo partito è la CDU (il partito cristiano democratico). Brockmann ha spiegato ai media che è importante che i Cattolici partecipino alla società civile e si confrontino con temi essenziali come il clima, l'educazione, il comportamento etico in economia.
Avrebbe dovuto essere eletto alla Presidenza (anche perché non ci sono altri candidati) il prossimo otto maggio, fortemente spinto dai vari consigli pastorali diocesani. Sennonché lo statuto dell'organizzazione richiede che la conferenza episcopale approvi l'elezione del nuovo presidente con una maggioranza di due terzi; e richiesta di un'approvazione preventiva, la conferenza episcopale l'ha respinta a maggioranza.
Il vescovo di Osnabrück, Mons. Franz-Josef Bode, ha ritenuto molto spiacevole la decisione dei suoi confratelli, che tra l'altro non ha precedenti; il portavoce del vescovo ha osservato come mons. Bode ritenesse il candidato "ben qualificato" per l'importante posizione.
Perché dunque la (lodevolissima) bocciatura?
Perché Brockmann è attivo da sempre in corpi laicali il cui obiettivo è minare dall'interno la Chiesa.
Egli è vicino a gruppi dissidenti, nostalgici degli anni Sessanta e Settanta, come Chiesa Popolare, Chiesa dal basso, e simili.
E' cofondatore dell'organizzazione di consultori Donum Vitae che, a dispetto del nome, si occupa di rilasciare alle madri incinte i certificati, richiesti dalla legge tedesca, per avere accesso all'aborto.
Quando la Chiesa tedesca volle separarsi dalle sue responsabilità in simili organizzazioni abortiste, Brockmann definì la scelta "un disastro".
Infine, profittando del suo impegno politico, si è battuto per l'insegnamento della religione islamica nelle scuole.Riconosciamo dunque merito, in questo frangente, ai vescovi tedeschi. Forse qualcosa si muove.

Fonte: Cathcon

Liturgia, Ranjith va a Colombo. La salute di Canizares




Ormai è deciso e la pubblicazione della nomina potrebbe essere resa nota già sabato prossimo: monsignor Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, attuale segretario della Congregazione del culto divino, lascia una seconda volta la Curia romana per tornare oin Sri Lanka. Sarà nominato arcivescovo di Colombo, e non si esclude, per lui, la berretta cardinalizia in un prossimo concistoro. Vescovo ausiliare di Colombo nel 1991, nel novembre 1995 gli venne assegnata la diocesi cingalese di Ratnapura. Sei anni dopo, nell’ottobre 2001, Papa Wojtyla lo nominò segretario aggiunto della Congregazione di Propaganda Fide, guidata dal cardinale Crescenzio Sepe. I due non andarono molto d’accordo, e così, a sorpresa, nell’aprile 2004 Ranjith - che non apparteneva al servizio diplomatico della Santa Sede - fu nominato nunzio apostolico in Indonesia e Timor Est. Il prelato, ben conosciuto dall’allora cardinale Ratzinger, considerò l’allontanamento un’ingiusta punizione. Nessuno si sorprese, dunque, che Benedetto XVI, pochi mesi dopo l’elezione, nel dicembre 2005, lo richiamasse a Roma come segretario del Culto divino. Tutti pensavano che, al momento della pensione per l’allora Prefetto, il cardinale nigeriano Francis Arinze, sarebbe toccato al suo vice di prenderne il posto. Considerato dagli avversari troppo vicino ai tradizionalisti e ai lefebvriani, a causa anche di qualche intervista improvvida dai toni poco misurati, Ranjith ha visto prima sfumare la possibilità della successione ad Arinze (anche se il nome dell’attuale Prefetto, il pororato spagnolo Antonio Canizares Llovera, era tra quelli suggeriti da lui), e ora viene allontanato per la seconda volta dalla Curia romana. La sua presenza in prima linea sulla frontiera asiatica sarà importante, perché lì si gioca una sfida decisiva per la Chiesa. Ma è difficile non considerare la nomina un promoveatur ut amoveatur. Si conferma così quello della liturgia come un ambito delicatissimo, teatro di “battaglie” tra impostazioni diverse. Ed è significativo che Papa Ratzinger abbia deciso di affidare il dialogo con i lefebvriani non alla Congregazione del Culto, ma a quella per la Dottrina della Fede. Dal fine della scorsa settimana, il cardinale Canizares è ricoverato al Policlinico Gemelli per una tromboflebite (ne ha dato notizia il quotidiano spagnolo ABC). Lo stress delle ultime settimane, legato alla designazione del successore di Ranjith, ne ha aggravato le conseguenze. Il porporato, che si sta riprendendo bene, dovrà rimanere in ospedale per due settimane e dunque - se la nomina a Colombo di Ranjith sarà resa nota già sabato - difficilmente sarà contestualmente annunciato anche il suo successore, sul cui nome nei sacri palazzi si è giocata una non facile partita. Sarà, con tutta probabilità, un vescovo anglofono. Si tratta di una nomina delicatissima e ben ponderata: il nuovo segretario avrà infatti un ruolo chiave per poter contribuire a pacificare finalmente il “campo di battaglia” liturgico, attuando al contempo con moderazione, a piccoli passi, ma con determinazione, quella “riforma della riforma” liturgica tanto auspicata da Benedetto XVI: senza inutili nostalgie per il passato né sterili formalismi, guardando al futuro nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II e al tempo stesso correggendo con pazienza storture e abusi liturgici. Negli ultimi anni i segretari del Culto si sono avvicendati con una frequenza che non ha precedenti negli altri dicasteri curiali. In molti si augurano che questa volta la scelta sia ben ponderata e l’eletto abbia davanti a sé un tempo sufficiente per ambientarsi e collaborare efficacemente con il Prefetto Canizares e con il Papa.


Fonte Sacri Palazzi